Scopriamo come l’allenatore Ottavio Bianchi costruì un Napoli vincente, con un modulo tattico flessibile e una formazione ben assortita.
Il modulo tattico di Ottavio Bianchi non fu basato sull’idea di creare una squadra dipendente esclusivamente da Diego Maradona, ma su una formazione equilibrata e capace di produrre un gioco vincente anche in assenza dell’argentino. Infatti, Bianchi creò una squadra ben assortita che poteva produrre un ottimo gioco con Maradona, ma anche un buon gioco in sua assenza.
Il Napoli di quegli anni era caratterizzato da una panchina lunga e versatile, che permetteva a Bianchi di sfruttare le condizioni fisiche dei giocatori e di adattarsi all’avversario. In campo, Maradona giocava a volte alle spalle degli attaccanti di turno, ma anche di mezza punta per andare in gol o per appoggiare l’altro attaccante. Gli elementi chiave dello schema di gioco erano i due marcatori, un centrocampo folto, una o due punte e Maradona che garantiva estro ed inventiva a tutta la squadra. Gli elementi a disposizione dell’allenatore erano molto duttili e versatili, dai difensori fludificavano bene ai centrocampisti abili cursori e precisi finalizzatori di gioco.
Il Napoli di Bianchi vinse la Coppa Italia stabilendo un nuovo record assoluto e si laureò Campione d’Italia con una formazione che seppe imporre il suo gioco in tutti i campi della Serie A. Con una rimonta straordinaria contro la Juventus a Torino, la squadra azzurra assunse il comando della classifica in solitudine e, nonostante la prima sconfitta, il Napoli vinse il titolo grazie ad una formazione equilibrata e una tattica flessibile.
In conclusione, la formazione del Napoli di Ottavio Bianchi era caratterizzata da un modulo tattico flessibile e una formazione ben assortita, capace di produrre un gioco vincente anche in assenza di Maradona. Gli elementi a disposizione dell’allenatore erano molto duttili e versatili, dai difensori ai centrocampisti, dalle punte al centrocampo. Grazie ad una vittoria senza precedenti in Coppa Italia e al titolo di Campione d’Italia, il Napoli di quegli anni ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio italiano.
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